Tra qui e lì
Da bambina facevo viaggi lunghissimi in macchina. Eravamo cinque figli e, per andare a trovare i parenti, percorrevamo quasi mille chilometri.
Per me il viaggio era la parte da superare, volevo che passasse il più velocemente possibile. Non c'erano telefoni o tablet con cui riempire le ore. Dormivo quanto più potevo, c'era la musica, c'era la noia e poi c'erano tutti quei giochi che ci inventavamo per far passare il tempo.
Per un periodo abbiamo avuto una Montego a sette posti. Gli ultimi due sedili erano rivolti nel senso contrario di marcia e lì, naturalmente, finivamo io e mia sorella, le due più piccole.
Guardavamo la strada allontanarsi invece che arrivare.
Salutavamo le persone nelle macchine dietro di noi, giocavamo a indovinare da dove venissero guardando le targhe, perché allora le targhe raccontavano ancora la città di provenienza, c'erano i panini preparati e passati da un sedile all'altro, i bagagli infilati praticamente ovunque.
E poi litigavamo.
"Mi tocchi."
"Sei nel mio spazio."
"Ho fame."
Stipati tra fratelli, sorelle e valigie, volevo solo arrivare.
Eppure oggi, quando penso a quei viaggi, mi accorgo di una cosa strana: ricordo il viaggio, ricordo quella macchina, i sedili al contrario, le targhe, i giochi, la noia, i litigi.
Di tutte quelle ore che cercavo disperatamente di far passare, a distanza di tanti anni, è rimasto qualcosa…forse molto più di quanto pensassi.
Poi sono cresciuta e sono andata a vivere all'estero così i viaggi sono diventati aerei.
All'inizio c'erano gli scali, a volte interminabili, ore negli aeroporti ad aspettare il volo successivo. Poi sono arrivati i collegamenti diretti e finalmente quello che avevo desiderato da bambina sembrava possibile: partire e arrivare.
In poche ore la distanza spariva.
Comodo. Veloce. Efficiente.
Da un punto A a un punto B quasi senza accorgersi di tutto quello che c'era nel mezzo.
E per anni mi è sembrato il modo migliore di viaggiare.
Oggi, invece, mi sto concedendo qualcosa di diverso…sto tornando a percorrere la distanza.
E forse proprio perché per tanti anni ho cercato di accorciarla, sto scoprendo quanto possa esserci dentro.
Una strada che non avevo previsto, un paese attraversato per caso, una sosta decisa all'ultimo momento, un incontro, un viaggio diviso a tappe, anche semplicemente un paesaggio visto dal finestrino.
Non sono più soltanto cose che accadono prima di arrivare.
Sono parte di ciò per cui sono partita.
E questa scoperta mi sta facendo pensare a qualcosa che ho fatto molte altre volte nella mia vita, ho guardato soprattutto le destinazioni: il prossimo obiettivo, la soluzione, il cambiamento, il momento in cui finalmente qualcosa sarebbe stato diverso.
Quando avrò finito.
Quando avrò capito.
Quando sarò arrivata.
E tutto quello che stava nel mezzo diventava strada da percorrere il più velocemente possibile.
Ma se c'è qualcosa che sto imparando è che per me sta diventando sempre meno importante cosa faccio e sempre più importante come lo vivo.
E allora forse vale anche per il viaggio.
Non conta soltanto dove vado, conta come viaggio.
Possiamo attraversare mille chilometri aspettando che finiscano, oppure possiamo attraversare gli stessi mille chilometri lasciando aperta la possibilità che qualcosa accada.
E poi c'è la meta, che ci dice dove pensiamo di voler arrivare.
La direzione è un'altra cosa.
Ci permette di continuare a muoverci senza dover conoscere in anticipo ogni chilometro.
Lungo quella direzione possiamo fermarci, deviare, cambiare idea, aggiungere una tappa, scoprire qualcosa che non stavamo cercando, possiamo persino accorgerci che la destinazione che avevamo scelto non è più quella verso cui vogliamo andare.
Ed è forse questa la parte più difficile.
Perché scegliere di vivere davvero il viaggio significa anche accettare che quello che incontriamo lungo la strada possa cambiarci. E che, cambiando noi, possa cambiare anche il posto verso cui vogliamo andare.
Da bambina cercavo di dormire per far passare il viaggio più velocemente.
Oggi mi viene quasi da sorridere pensando che proprio dentro quelle ore che volevo cancellare ci siano alcuni dei ricordi che ho conservato più a lungo.
Forse facciamo qualcosa di simile anche nella vita, cerchiamo continuamente di arrivare da qualche parte e rischiamo di addormentarci durante il tragitto.
Io, almeno per questo viaggio, voglio provare a restare sveglia.
Voglio sapere dove sto andando senza che questo mi impedisca di vedere dove sono.
Fermarmi se qualcosa lungo la strada mi incuriosisce, cambiare programma, perdere un po' di tempo, lasciare che un incontro, un luogo o un imprevisto diventino parte del viaggio, anche se non erano previsti quando sono partita.
Non so ancora tutto quello che incontrerò tra qui e lì.
E forse non voglio nemmeno saperlo.
La Cassetta della posta della Casa rimane aperta.
Se lungo il tuo viaggio c'è una storia, un incontro, una deviazione o semplicemente qualcosa che hai visto guardando fuori dal finestrino e che ti va di condividere, puoi lasciarlo qui.
L'ultima lettera arrivata nella Casa mi ha ricordato che, a volte, una storia che appartiene a qualcuno può illuminare un pezzo di strada anche per qualcun altro.